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25 novembre Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro…

Sabato 25 novembre in occasione del seminario che si svolgerà nella Sala Consiliare del Comune di Montecatini Terme, sarà esposto il mio dipinto “Noli me tangere”.

Interverranno:

Giovanna Sottosanti – Presidente “365giorni al femminile” onlus e Centro Antiviolenza Libere Tutte

Lourdes Reboledo – Psicologa del lavoro per il  Centro Antiviolenza Libere Tutte

Maria Andaloro – Presidente dell’associazione “Posto Occupato

Gloria Lucchesi -Presidente associazione Musica a Traverso

Siliana Biagini – Presidente della Commissione per le Pari Opportunità del Comune di Montecatini Terme

 

 

Noli me tangere – Autoritratto di tutte le donne

Il mio volto, prestato simbolicamente ad autoritratto di tutte le donne,

possibili vittime di violenza.

 

La locuzione latina “noli me tangere” (attribuita a Gesù, che l’avrebbe rivolta a Maria Maddalena subito dopo la resurrezione) è stata interpretata tradizionalmente come “non mi toccare”, mentre nelle moderne traduzioni del Vangelo appare nella originaria versione dal greco come  “non mi trattenere”.

Tema ricorrente nell’iconografia dal Medioevo al Rinascimento, qui è raffigurata  incisa sulla mano tesa a difendersi e viene usata nella sua accezione di basilare richiesta:

 

non mi toccare

non mi trattenere se me ne vado

 

Alcune foto della conferenza stampa di stamattina.

 

        

 

 

 

 

 

 

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La mia “Tuffatrice” in mostra a Montemurlo

La mia ultima opera “La tuffatrice” è esposta a Borghetto di Bagnolo, Montemurlo (Prato) nella mostra-concorso “Sotto il cielo di Montemurlo”, inaugurata oggi 19 novembre 2017.

L’idea alla base del dipinto è l’iconografia derivante dalla  lastra dipinta del Tuffatore proveniente da una tomba di Paestum del V secolo a.C. (nel Parco Archeologico di Paestum ) e dall’iconografia pop americana degli anni ’20, legati in particolare al successo della sportiva Annette Kellerman.

Il significato simbolico è invece quello della necessità di tuffarsi nel flusso della vita con ciò che abbiamo e portiamo dentro o ciò di cui abbiamo bisogno.

Il dipinto (tecnica mista cm 90×60, realizzato nel mese di novembre 2017) è la prima versione di una serie di Tuffatrici e altre figure di donne a cui sto lavorando, unendo ancora parole (significative, evocative, contrastanti) e immagini.

 

tuffatrice diving lady mostra montemurlo prato borghetto di bagnolo arte

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#ritratti etc in mostra a Prato

Le mie opere sono  ospiti  del negozio Gilbeys, in via Luigi Muzzi a Prato.

Nell’ambito di #pop up lab, iniziativa volta a rilanciare le vie del centro di Prato con negozi e attività artigianali e creative d’eccellenza, nuovi allestimenti e attività artistiche si espandono in quelle che erano fino a qualche mese delle strade abbandonate, se pur a pochi passi dal centro.

Ho accettato con piacere l’invito a esporre in questa bella sede storica che ospiterà fino a gennaio il negozio e la mia mostra perchè ritengo da sempre che l’arte debba (anche) uscire dai musei e dalle gallerie e avvicinarsi alle persone, tutti i giorni, nei luoghi più imprevedibili.

 

locandina prato_mostra personale laura correggioli

 

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Cactus is my symbol

Il cactus è il mio simbolo.
Mia passione reale e pittorica. E mentre continuo i viaggi alla ricerca di Cactus nel mondo, e incremento la mia collezione di varietà di succulente nel mio giardino roccioso (con centinaia di esemplari), sperimento anche vari tipi di cactus in diverse tecniche pittoriche.
E per chi magari si domanda perchè non preferisca qualcosa di più facile da maneggiare come margherite, rose e tulipani, ecco una spiegazione descrittiva (in sintesi) da leggere (anche) in chiave metaforica.

Grazie alla loro capacità di accumulare acqua nei tessuti, i cactus se la cavano benissimo nei territori desertici. Poiché nel deserto anche le poche creature viventi che ci sono desiderano trovare acqua, i cactus hanno trasformato le lori foglie in spine per proteggersi. Il cactus rappresenta la capacità di adattarsi anche alle condizioni più sfavorevoli. Le succulente conservano l’acqua (la vita) al loro interno, nascondendola dai predatori esterni (avversità) e proteggendosi con spine (coraggio e caparbietà).
Ma i cactus non si limitano a sopravvivere nel deserto: molte specie fioriscono con stupendi fiori colorati che contrastano per la loro delicatezza con la superficie spinosa. La fioritura del cactus rappresenta quindi più del semplice tener testa alle avversità: essa simboleggia il trionfo della vita, della perseveranza, della bellezza e dell’amore. Allo stesso tempo il fiore del cactus, durando solo 1 giorno, è simbolo di impermanenza e transitorietà, e ci insegna che bisogna essere sempre pronti a saper cogliere la bellezza nella sua fugacità.

Cactus is my symbol.

My real and pictorial passion. And as I keep travelling arouund the world in search of Cactus, and increase my collection of succulent varieties in my rocky garden (with hundreds of specimens), I also experience various types of cacti in different pictorial techniques.
And for those who might ask why I don’t prefer something easier to handle like daisies, roses and tulips, here is a descriptive explanation (in summary) to be read (also) metaphorically.

Thanks to their ability to accumulate water in their tissues, the cacti make it great in the desert areas. Since in the desert even the few living creatures that are there wish  to find water, the cacti have turned their leaves into spines to protect themselves. Cactus represent the ability to adapt to the most unfavorable conditions. Succulents retain water (life) inside them, hiding it from external predators (adversity) and protecting them with thorns (courage and drowsiness). But cacti do not just survive in the desert: many species bloom with beautiful colorful flowers that contrast with their delicacy with the thorny surface. The flowering of the cactus is therefore more than simply coping with  adversity: it symbolizes the triumph of life, perseverance, beauty and love. At the same time, the flower of the cactus, lasting only one day, is a symbol of impermanence and transience, and teaches us that  we must always be ready to catch beauty in its fugacity.

 

me behind my cactus flowers
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100% pure me _ with #nofilter added

what i am is what i am

are you what you are or not?

Questa strofa di Edie Brickell & The New Bohemians fa parte della colonna sonora della mia vita.

Nell’era dei filtri e delle maschere (sui social e nella vita), questo è ciò che sono io.

No conservanti, no edulcoranti, no filtri aggiunti.

#nofilter added

#nofilter added 100 % pure me

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ce l’ho scritto in faccia

Una delle cose che mi capita spesso di sentirmi sentirmi dire è “ah, non ti piace?” “non sei d’accordo?” “oh ma se non hai voglia non venire!” “Non importa tu aggiunga nulla, bada vedere la faccia che hai fatto!”
E io ancora mi stupisco “ma come avrà fatto a capirlo, non ho detto niente!”
Faccio parte di quelle persone che “ce l’hanno scritto in faccia”.
Sia che si tratti di disgusto, disaccordo, felicità, sorpresa o quant’altro, basta un’occhiata per farmi leggere dentro.
Non sono stata abbastanza brava a imparare (o, forse, me ne sono allegramente sbattuta)  le “display rules”, le regole di “esposizione” alle quali la mia cultura di appartenenza (perchè ogni cultura ha le sue regole!) mi avrebbe voluto addestrare, ovvero a nascondere, modificare, o semplicemente “ammorbidire” le  espressioni facciali.
Espressione viene dal latino expressio e significa ‘l’azione e l’effetto dello spremere, far venir fuori qualcosa da qualcos’altro’: il “succo” di ciò che proviamo in quel momento, e che magari non vorremmo mostrare al nostro interlocutore, o per lo meno lo vorremmo fare in forma più soft…ma, ahimè,  non ci riusciamo, perchè le espressioni non sono controllate dalla neocorteccia (il nostro cervello più evoluto), bensì dalla parte più antica, quella più interna da cui derivano i nostri istinti e le nostre emozioni, la parte  “rettiliniana”….e chissà, forse la parte preistorica ha la meglio nel mio cervello.
Quindi, avvisati, se non volete sincerità e spontaneità non guardatemi in faccia quando mi parlate. Da parte mia, per le figuracce che inevitabilmente spesso la mia incontrollabile mimica facciale mi procura, darò colpa al coccodrillo che è in me.
warning unable to mask dislike by laura corre 2015
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ICH CROIS IN THE BELLEZZA DE LA DIFFERENCIA

ICH CROIS IN THE BELLEZZA DE LA DIFFERENCIA
Io credo nella bellezza della differenza.
La differenza che c’è tra uomo e donna, tra uomo e uomo e tra donna e donna.
La bellezza della differenza dei corpi umani: il colore della pelle, il taglio degli occhi, i capelli crespi o lisci come seta nera.
Del profumo di un cibo, del suono di una lingua, dello scenario di un paesaggio, del dio che si prega o non si prega.
Della differenza nel sesso e nella sessualità, nei pensieri che ci tormentano, nelle emozioni che ci fanno piangere e nelle passioni che ci tengono svegli a notte fonda.
Nella bellezza della differenza all’interno del regno animale, vegetale e minerale: dal genere “homo” al quale appartiamo al genere “drosophila” del moscerino della frutta, dalle sequoie della California all’erba infestante del giardino di casa mia; dal diamante da 100 carati al sasso raccolto in riva al mare.
Io credo nella bellezza della differenza.

I believe in the beauty of the difference.
The difference between man and woman, between man and man and between woman and woman.
The beauty of the difference of the human body: the skin color, the shape of the eyes, frizzy hair or smooth as black silk.
The smell of food, the sound of a language, the view of a landscape, the god we pray or we don’t pray.
The difference in sex and sexuality, in the thoughts that torment us, the emotions that make us cry and the passions that keep us awake until late at night.
In the beauty of the difference in the animal, plant and mineral kingdom: from the genus “homo” to which we belong, to the genus “drosophila” of the fruit fly, from the giant sequoia in California to the weed in my garden; from the 100-carat diamond to the pebble collected by the sea.
I believe in the beauty of the difference.

Laura Corre, 26-11-2015

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