intervista e testo a cura di Sara Taglialagamba

 

Intervista e testo a cura delal storica d’arte Dott.ssa Sara Taglialagamba.

 

I pregiudizi, questi escamotage che rendono conosciuti gli sconosciuti affibbiando maschere, false credenze, etichette. Un tutti contro tutti, a cui nessuno riesce a salvarsi e a rimanere illeso. Per lo scienziato Albert Einstein  i pregiudizi erano indebellabili tanto da affermare “È più facile spezzare un atomo che un pregiudizio”. Dannoso e spesso pericoloso è spesso il risultato che un pregiudizio può apportare: questo è ben sottolineato da Marcel Proust “L’idea che da tempo ci siamo fatti di una persona ci tappa occhi e orecchie” anche se Voltaire era ben consapevole che “Il pregiudizio è un’opinione senza giudizio” e quindi non ha fondamento. Anzi, spesso è la “teoria dello specchio” (io critico in te, ciò che sono io) a ristabilire le giuste connessioni e a imbrogliare i sedicenti etichettatori di pregiudizi perché quello che si critica si appiccica addosso. Ne era ben consapevole anche lo scrittore americano Leo Buscaglia che affermava di dover “stare attenti a non portare con noi le nostre assuefazioni e i nostri preconcetti, altrimenti vedremo soltanto bruttezza. Vediamo ciò che noi proiettiamo”. L’unica soluzione dunque alla natura umana che tende sempre al pregiudizio la offre Jean Jacques Rousseau per il quale “Non giudicate e non vi sbaglierete mai”. Ma non in questo caso: i pregiudizi sono al centro della mostra di Laura Correggioli, che, con un bagaglio di emozioni e con un occhio esperto, amorevole verso le sue creature artistiche ma anche tagliente verso la società, usa proprio i pregiudizi per descrivere le donne attraverso una carrellata di ritratti, luminosi, estemporanei e veritieri, le cui pennellate magistrali e veloci – così come sono veloci e forti i pregiudizi a nascere – descrivono universi a se stanti raccontando attraverso belle immagini alcune storie di donne. Immagini e parole sottolineano la loro unicità, riuscendo nell’impresa (im)possibile di svestirle dai pregiudizi e restituire loro il loro ruolo.  

 

Laura qual’è il concept che muove la tua nuova mostra?

#quellache è un progetto che ho maturato negli ultimi mesi in seguito alla proposta di realizzare una mostra sul mondo femminile. #quellache è un invito che ho rivolto alle donne a parlare della loro storia rispondendo alla domanda: ti hanno mai attaccato un’etichetta? Sei mai stata  vittima di un pregiudizio? Ti senti criticata dalla società per le tue scelte personali di vita? Ti senti una deviante rispetto allo stereotipo femminile predominante?

Qual’è il tuo ruolo dentro al progetto #quellache?

Sono un’artista, non una sociologa, per cui il mio è un progetto artistico che non ha pretese di indagine sociologica o psicologica su un tema così vasto come stereotipi di genere e parità. Voglio solo raccontare e portare l’attenzione, attraverso la pittura e il racconto, su questo tema.

Come hai pensato di sviluppare il tema dei pregiudizi in una mostra di pittura?

Il mio progetto prevede la realizzazione di ritratti di donne (dipinti tutti olio su tela, cm 60×50) prendendo come riferimento foto o selfies in cui loro si riconoscono particolarmente, sul quale attacco l’etichetta del pregiudizio subito e al quale viene affiancata la loro testimonianza:  donne “comuni”, ma con storie significative, persone vicine a me, amiche e conoscenti, che in qualche modo hanno subito il giudizio e la critica della società per il loro modo di essere, le loro scelte di vita, la professione, lo stato civile, l’aspetto fisico, l’età…

E tu, come donna e soprattutto come artista, che cosa pensi dei pregiudizi?

Gli stereotipi sono come l’acqua per i pesci  (come dice Foster Wallace): proprio perché ci circondano e sono ovunque, non li vediamo più. Pregiudizi e luoghi comuni esistono ovviamente anche nel mondo maschile, ma è altrettanto indubbio che la nostra sia ancora una cultura patriarcale e “machista” talmente imbevuta di pregiudizi sessisti che la gente quasi non ci fa caso. Solo il fatto di essere donna, sembra dia diritto agli altri (uomini e donne) di giudicare le tue scelte di vita: se decidi di dedicarti solo alla carriera sei accusata di trascurare la famiglia, oppure ti criticano se fai bambini e torni al lavoro, o sei fai bambini e lasci il lavoro, se non fai figli, se fai troppi figli, se a una certa età non ti sei  ancora “sistemata” rischi di diventare una “zitella acida”, se sei bella forse sei incompetente, magari sei  troppo magra, troppo grassa, troppo competitiva, troppo poco ambiziosa, o forse ti vesti in modo troppo maschile o troppo provocante…

Molte sono le ragioni che spingono le persone a usare etichette forse per invidia o forse anche per superficialità. Che cosa pensi accada da un punto di vista sociale ogni qualvolta vengono descritte persone in questo modo?

Gli stereotipi in quanto immagini generalizzate riferite agli esseri umani, se da una parte semplificano la realtà complessa in cui viviamo, descrivendo superficialmente ed erroneamente ciò che sembra essere, dall’altra annullano le differenze individuali all’interno dei gruppi e hanno anche un potere normativo, con la conseguenza che ciò che esula dallo stereotipo stesso , viene classificato come “deviante”. Negli ultimi decenni si sono fatti passi avanti nella posizione della donna dal punto di vista dei diritti politici, dei modelli sociali ed economici:  ma molto bisogna ancora fare affinché si raggiunga una parità di genere in ambito culturale, sociale e nell’immaginario collettivo.

E le tue muse come hanno accolto il tuo invito? Si sono raccontate?

Ho sentito una gran voglia di raccontarsi nelle donne. Molte donne  hanno già aderito con entusiasmo, altre ancora forse non sono pronte  a prender consapevolezza e coraggio. L’invito che vi rivolgo è di contattarmi e raccontarmi la vostra esperienza,  affinché io possa ritrarvi e far conoscere la vostra storia individuale e il vostro percorso diverso dal modello stereotipato che la nostra società vorrebbe imporci.

Se volete partecipare, scrivetemi  a iosono@quellache.it 

Mandatemi un vostra foto e la vostra storia di pregiudizi. Le storie più significatiche saranno selezionate per un ritratto e faranno parte della prossima mostra.

Potete seguire il progetto su

www.quellache.it    facebook.com/iosonoquellache/

Instagram  @iosonoquellache