Khao Lak

Stamani sono uscita alle 8, quando sono solo ancora 25 gradi, e a piedi mi sono avventurata da sola, nella via che dal resort – piuttosto sperduto- porta alla strada principale. Fuji al collo e running ai piedi, curiosità e un po’ di incoscienza: i miei ingredienti base per ogni “spedizione” fotografica.
Piantagioni di alberi di caucciù mi hanno colto di sorpresa mentre seguivo il battere ritmico che una ragazza faceva con un bastone, laggiù tra gli alberi, davanti a una casa di lamiera. La curiosità riverente con la quale sono rimasta a osservare i recipienti legati agli alberi mi ha impedito di infilare le dita in quella poltiglia bianca, quasi a non volere “sporcarla”. Sarei rimasta lí non so quanto ancora, se non fosse stato per un cane che mi è venuto incontro per difendere la sua proprietà.
Mucchi di scarpe e bidoni di plastica, pneumatici e cani sonnolenti davanti agli usci delle case, macchine e motorini e i tempietti, peperoncini stesi a essiccare e galline e vestiti sulle grucce, tra alberi di papaya e durian.
E nel silenzio assolato di strada alle 10 di mattina di 32 gradi, sono l’unica spettatrice invadente a sentire la musica provenire dall’intimitá di una casa, che due cani decidono infine di difendere ricacciandomi tra la piantagione di palme da olio.
Il fiore rosso del banano, le bouganville, le amache vuote, le rampicanti sui cavi elettrici e il canto dei galli in lontananza mi lascio alle spalle mentre rientro nel mondo ovattato dell’hotel.

 

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