Quella che invece era una bambina forte

 

erica gialdini
Quella che invece era una bambina forte

Io sono quella che invece era una bambina forte

Il mio “quella che” risale a tanti anni fa…Ero, credo, in prima o seconda elementare e durante la ricreazione un bambino più grande mi disse che ero di sicuro debole perché “quelle che non hanno la mamma sono deboli”. In quel momento rimasi sconvolta…soprattutto dalla sua crudeltà, perché pareva davvero godesse nel dirmi quelle cose. Non mi ero mai sentita debole, anche se mia madre era morta quando avevo tre anni. La nonna e il nonno erano due presenze forti, amorevoli e attente, e anche il babbo era presente e tenero…per cui posso dire che ero serena. Però quell’etichetta sparata così, come un colpo basso, mi fece vacillare. Ero davvero debole? Che voleva dire debole? Rispetto a cosa poi?
Vidi dolore e rabbia negli occhi di mia nonna quando sentì le mie domande e forse mi misi anche a piangere…Fortunatamente questa condizione di vittima durò poco dentro di me, sono sempre stata attratta dalla leggerezza, mi piace ridere e in realtà mi sono costantemente sentita protetta da mia madre, a ogni mio passo.
Poi, sembrerà strano, ma le migliori risposte consolatorie a quelle domande vennero…dalla TV! Quando ero piccola infatti, tutte le protagoniste dei cartoni animai che guardavo, avevano storie simili alla mia! Candy Candy, Pelin, Annette, Pollyanna…oh! Non ce n’era una che avesse la famiglia regolare! Di mamma poi non ne parliamo…se ce l’avevi non potevi essere la protagonista superspeciale che affascinava tutti!
E così, grazie anche a quelle storie, comincia a credere che anche io avevo la stoffa della protagonista e pensai che dolore non è sinonimo di debolezza e che se c’è stato un dolore, lo spazio nel tuo cuore non è esaurito e rimane ancora posto per la gioia. Il succo di questo racconto, per me è che di etichette te ne attaccheranno sempre nella vita, la differenza sta in cosa te ne fai tu dei “quella che”…
Accetti il ruolo di piccola fiammiferaia o apri il petto, allarghi il sorriso e diventi l’eroina che vuoi essere?

 

Lei è Erica Gialdini. Dopo la laurea in Scienze della Formazione ha lavorato per quasi 20 anni nel sociale, svolgendo il ruolo di educatrice professionale con minori, pazienti psichiatrici e disabili, dedicandosi sempre a laboratori creativi (scrittura, cinema, danza) volti a incontrare la parte ricettiva e geniale di ognuno. Dopo circa dieci anni di formazione in counseling e coaching,dal 2017, ha deciso di diventare una libera professionista. Nel suo “Studio Amira” a Pistoia, svolge sedute individuali e lavori di gruppo e il suo interesse primario è condurre le persone ad avere relazioni più appaganti con sé stesse, con gli altri e con la vita, perché tutti noi possiamo essere davvero “alla causa” e non “agli effetti” di quello che ci accade durante il cammino. Siccome di conoscere non si sazia mai, ha intrapreso un cammino di apprendistato all’interno della grande cultura dei nativi americani e più precisamente nella Deer Tribe Metis Medicine Society (Dolce Medicina della Danza del Sole) e questo, come ribadisce, è il suo sentiero dell’anima.
Vive in una casa in montagna al confine col bosco, con un compagno, una figlia e due gatte.