Friburgo

Il 5 giorno è stato nella Foresta nera.
I romani si fermarono nella valle del Reno e stavono a guardare il bosco fitto da lontano, come luogo minaccioso e occulto, “Silva nigra” appunto.
Poi arrivato alemanni – che cacciarono i Romani. Erano pastori, e l’erba era buona e grassa per il loro bestiame.
Ancora oggi fanno questo, mucche pascolano libere e servono per il latte, non come carne da macello.
Tutti sanno lavorare legno da quando hanno 2 anni.
I tetti delle case arrivano a terra e le stalle sono vicino a casa perché un tempo mucche scaldavano e sopra la cucina avevano la stanza dove affumicavano la carne, le trote e le verdure per conservarle per l’inverno. Se qualcuno moriva in inverno, veniva affumicato pure lui.
Adesso anche la fattoria più sperduta ha pannelli solari, internet, e accanto una casetta per i nonni.
Dopo essere entrata nell’orologio a cucù più grande del mondo a Triberg, attraverso Furtwangen – città universitaria a 1000 metri- e mi trovo sul Titisee dove scappo dai negozi turistici e mi addentro nella Foresta a respirare gli abeti.
A Friburgo la torre del Münster alta 116 metri con la prima guglia completamente a traforo nella storia dello stile gotico – ispirazione poi per moltissime chiese europee: è un’emozione di arenaria rossa dai gargoyles che urlano fuori alle vetrate che incredibilmente hanno mantenuto colori vivacissimi per 800 anni. Sulla facciata la misura del Pane – per controllare che i mercanti non fregassero- ci dice l’anno buono e quello della carestia. La Cattedrale è miracolosamente rimasta intatta dopo i bombardamenti inglesi, mentre tutto intorno la città era distrutta. Adesso è una super ecologica città universitaria interamente pedonale, attraversata da ruscelli incanalati “bächle” che scorrono a cielo aperto tra le linee del tram e i marciapiedi con i ciottoli originali del medioevo. Scopro una “piccola Venezia” con un coccodrillo nel canale e mi torna in mente che nei boschi di Hansel e Gretel e Cappuccetto Rosso puó succedere anche questo.

     

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