Quella che ha troppi figli

 

donna con troppi figli
Quella che ha troppi figli

Io sono quella che ha troppi figli

Faccio un po’ fatica a raccontare di quando mi sono sentita etichettata per la mia scelta. Inconsciamente ho sempre cercato di dimenticare gli episodi in cui sono stata criticata per i “troppi” figli; probabilmente proprio perché mi sentivo colpita nel vivo nelle cose a cui tenevo di più, in ciò in cui sentivo di essere più me stessa e di realizzare la mia vocazione e la mia scelta di vita.
Gli episodi sono dei più semplici: da quando vai al supermercato con un bimbo nel carrello, un altro per mano e un paio al seguito, e la cassiera che ti apostrofa con ironia: ”tutti suoi?” e alla non scontata risposta: “sì!” la cassiera replica scandalizzata con una smorfia di disgusto. Oppure quando annunci con trepidazione che avrai un figlio e proprio da chi ti aspetteresti approvazione, perché impegnato magari in campo cattolico, ti senti invece dire in tono di rimprovero: “ma così si rischia di parlare di maternità e paternità irresponsabile”.
E la nostra apertura alla vita diventa scelta irresponsabile…
Forse non siamo stati, e non siamo ancora, del tutto consapevoli e calcolatori, ma abbiamo avuto fiducia; nella famiglia, nella Provvidenza…
E credo anche che sia giusto lasciare spazio all’imprevisto.
La vita è bella anche per le sorprese che ci riserva.
Non è accettabile solo quello che programmiamo e che rientra negli standard della nostra società, ma anche quello che la vita ci offre e noi sappiamo accogliere.

Letizia è nata a Pescia nel 1973. Sposata con David dal 1993, da subito hanno desiderato una famiglia numerosa. Così sono nati Elia nel 1993, Noemi nel 1994, Emanuele nel 1996, Miriam nel 1997 (volata in cielo il giorno dopo), Agnese nel 2001, Francesco nel 2004 e Giovanni nel 2009.
Dal 1999 lavora part-time come assistente amministrativo nella scuola.
Dal 2004 abitano in collina a Pietrabuona circondati dalla natura e dagli animali, cercando di vivere sobriamente, producendo in parte quello che mangiano (olio, carne, verdure, miele…) e spostandosi con un furgoncino da 8 posti.
Il loro desiderio è una casa aperta a tutti: un luogo di incontro e di scambio di affetto, amicizia e diversità dove ognuno possa trarre arricchimento.
Non hanno mai voluto una televisione in casa.