Parigi 1°

Il “fil rouge” del mio primo giorno parigino non è stato un filo rosso, ma un filo di luce, che si è manifestato nella sua presenza o nella sua assenza.
La luce che attraversando il rosone di Notre-Dame crea l’effetto ottico di un vortice in movimento e l’ombra che alla fine vince tra le navate di un gotico “au debut”.
Le sedie nel sole aspettano di essere abitate, e l’ombra degli alberi è a favore di chi pratica Tai-chi nel parco di Luxembourg.
La luce che inonda il piazzale del Louvre mentre la mia ombra si dirige verso la piramide e quella che entra dalla volta a vetri del Museo D’Orsay, è la stessa luce che dagli abiti bianchi accecanti delle Femmes au Jardin di Monet rimbalza sul mio.
A mezzanotte la Tour Eiffel compete in ampere con la luna ma le mille stelle della “Nuit etoilée” di Van Gogh stanno adesso galleggiando sull’acqua mentre scivolo sulla Senna con il bateau-mouche e le giovani grida sotto i ponti rispondono con echi ai saluti di chi aspetta l’alba seduto sulla riva.

  

 

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