Quella che giudica

magistrato giudice donna

Io sono quella che giudica
Ho avuto la fortuna di avere una madre aperta e senza pregiudizi, quindi fin da piccola non sapevo che esistevano limiti dovuti al sesso di appartenenza, mi pensavo non moglie e madre, ma una donna con il suo lavoro e la sua vita, e come lavoro non pensavo a fare la parrucchiera o l’estetista … Già a sei anni volevo fare l’avvocato, visto che mi dissero che non potevo andare all’Accademia militare perché ero una donna!!!
Così ho proseguito i miei studi in legge, poi dopo il concorso in magistratura mi sono ritrovata prima pubblico ministero e poi giudice del lavoro e giudice penale. Ho svolto indagini per dieci anni e amavo il ruolo dell’inquirente.
Il mio lavoro mi piace, nonostante molte difficoltà incontrate, anche in quanto sono donna. Lo so, sembrerà strano all’alba del 2000 ma ancora è’ così! Le donne fanno figli e possono rimanere assenti dal lavoro e questo non piace ai capi ufficio perché gli viene a mancare organico. Le donne hanno un linguaggio e un modo diverso di vedere il mondo, lo conoscono meglio. Talvolta sento dire che da donna o da uomo si giudica uguali, questo è’ vero, ma l’esperienza femminile è’ per forza diversa da quella maschile, e ognuno ha il proprio bagaglio culturale. Sarebbe finzione negare le differenze. Queste differenze sono quelle che arricchiscono il nostro lavoro.
Ho incontrato anche le difficoltà quando 23 anni fa i Carabinieri storcevano il naso quando capivano che le indagini le dirigeva una donna. Con il tempo hanno imparato ad apprezzare i pubblici ministeri donna e a lavorarci molto volentieri. In questo momento le donne stanno vincendo il concorso in Magistratura all’80% e lo scorso anno siamo giunti ad essere il 51% dei magistrati italiani, anche se i posti di dirigenza sono in maggioranza attribuiti agli uomini, anche in virtù della loro maggiore età di servizio. Sono felice della mia esperienza, di aver conosciuto il mondo dei palazzi dall’interno, di aver contribuito a far capire che le donne sono in grado di giudicare, organizzare, gestire al pari degli uomini senza perdere la loro capacità di essere donne e concrete, contemporaneamente madri e mogli.

Jacqueline Monica Magi, vive a Montecatini Terme, è giudice penale alla Corte d’Appello di Torino (dopo esser stata giudice del lavoro a Livorno, sostituto procuratore a Pistoia e giudice penale a Prato). Insegnante di criminologia e diritto penale, autrice di numerosi saggi, anche sulla condizione delle donne, e di libri gialli; è inoltre pittrice, illustratrice di fiabe e fotografa. E’ presidente onoraria dell’associazione Anna Maria Marino.