Quella che non è abbastanza femminile

donna maschiaccio calciatrice
quella che non è abbastanza femminile

Io sono quella che non è abbastanza femminile

Sono vegetariana fin dalla nascita e quindi in anni in cui non era ancora di tendenza esserlo.
Con una repulsione verso tutto ciò che è considerato “femminile”: dai vestitini, i costumi da damigella, le borsette, al colore rosa, alle unghie smaltate e gli abiti da sposa.

Insomma, un maschiaccio.

Agli occhi di chi mi sta intorno e mi conosce poco, spesso sono vista come una “diversa”. Fin dall’adolescenza, la cosa buffa è che hanno pensato di me cose agli antipodi: o che fossi “una facile” con i ragazzi o che invece mi piacessero le donne…

Da ragazzina sono riuscita facilmente ad avere un rapporto d’amicizia e alla pari con i coetanei maschi, con i quali ho comunicato sempre con grande spontaneità.
E forse questo suscitava invidia nelle ragazze, ed è il motivo per cui trovavo spesso il mio nome accompagnato da epiteti poco lusinghieri scritto sui muri del paese.
Poi in seguito sono stata etichettata anche come “lesbica”, perché preferivo passare i pomeriggi a giocare a calcio o a basket, anziché andare a fare shopping con le amiche.
Il fatto è che ho sempre preferito le partite di pallacanestro alle discoteche.

Ho dovuto affrontare tutti questi pregiudizi, talvolta con fatica e frustrazione, talvolta con ironia, ma senza mai cambiare la mia personalità solo per compiacere gli altri, perché si può essere donne senza dover rispondere ai “normali” canoni di femminilità.


­­­Federica Pantani, 45 anni. Laureata in Economia Aziendale, commercialista, si trucca poco e non porta i tacchi, né minigonne.
Continua a essere un “maschiaccio” come sempre, ma senza rinunciare al suo essere donna, mamma e compagna.