Quella che trasformò la sconfitta in vittoria

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Quella che trasformò la sconfitta in vittoria

Io sono quella che trasformò la sconfitta in vittoria

La prima volta che trasformai la sconfitta in vittoria, fu in seconda elementare, agli inizi degli anni ’70. Vivevo in una piccola frazione, a Vinci. La “grave colpa” era essere figlia di genitori sposati con solo rito civile. Sì, allora, nella mia realtà, era un grave scandalo. Questa voce “risuonava” nella scuola e in paese, e bambini ed adulti, più o meno apertamente, mi facevano presente il “problema” e la “diversità”. Mi sentivo all’ “angolo ed alla gogna”.
Un giorno ne parlai con mio padre. Mi disse che valevano le regole generali di sempre, i principi secondo i quali mi avevano cresciuta: il coraggio delle proprie idee, il rispetto delle idee altrui, il battersi sempre per la libertà di espressione, il non condivido la tua idea ma combatterò fino alla fine affinché tu possa esprimerla. Non aggiunse altro. Non mi protesse oltre. Non intervenne. Rimuginai tutta la sera su quelle parole. Non aveva risolto il mio problema. Eppure quelle parole di mio padre dovevano contenere la soluzione. La mattina seguente la mamma “mi caricò” sulla mia biciclettina bleu troppo alta e mi spedì a scuola. Mentre pedalavo, magicamente trovai la soluzione che stava nascosta nelle parole di mio padre. Uauhhhh!!!! Avrei tenuto un discorso in classe!!! Sì!!!! Avrei detto a tutti la verità sul matrimonio dei miei genitori e avrei sostenuto che ne ero fiera. Così feci. Finito l’ appello (ricordo eravamo 32 in classe), alzai la mano. “Signora Maestra, devo dire una cosa”. Ero la più piccola per età e per altezza. Il cuore in gola, una massa di riccioli ribelli in testa: “Io voglio dire a tutti che i miei genitori non sono sposati in chiesa ma solo in comune, ecco, così adesso tutti lo sapete e non dovrete più chiedermelo. Io sono orgogliosa di loro perché, anche se non condividono la scelta dei vostri genitori, la rispettano. Così voi dovete rispettare la scelta del mio babbo e della mia mamma”. Gelo in classe. I bambini, basiti: c’ era chi abbassava lo sguardo, chi mi guardava con occhi estasiati, chi non sapeva dove guardare. La maestra, semi-svenuta, dopo aver raschiata la gola, balbettò a lungo prima di riuscire a prendere in mano le redini della situazione. Anche se il cuore mi batteva a mille, durante il mio discorso, non abbassai mai la testa né lo sguardo e, dopo aver finito, sentii dentro di me la forza di una piccola leonessa. Dal giorno del discorso diventai una leader. Nessuno mi mise più all’angolo ma venivano da me per chiedermi consigli. Avevo trasformato la sconfitta in vittoria.
Io ho avuto la fortuna di dovere iniziare ad esercitarmi presto ma non c’è età per imparare e imparare è possibile sempre.

Olga Corti, nata a Empoli nel 1965, laureata in Medicina e Chirurgia, con Specializzazione in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica. Lavora come libera professionista a Firenze occupandosi di Chirurgia Estetica. Sposata con Vittorio, hanno due amatissime cagnoline Chaga e Lola. Non tollera i soprusi e l’arroganza, è una fautrice delle meritocrazia. Profonda sostenitrice dei diritti umani, si batte contro la pena di morte. Crede fortemente nel valore della libertà, della democrazia e dell’ impegno politico. Sostiene le associazioni Amnesty International e Nessuno Tocchi Caino.