Similan Islands

Settanta chilometri d’acqua a ovest della costa, come fossero state fatte cadere dall’alto da una mano distratta, perle nere rocciose che si sfilano da una collana che si rompe e vanno a sparpagliarsi nell’oceano: gli umani le hanno chiamate “Similan”, che significa “nove”.
Il nero della roccia quasi interamente coperto dal verde della vegetazione che contrasta col bianco borotalco della spiaggia dal quale si diffonde l’azzurro-blu in gradazione sempre più profonda.
Rocce enormi e rotonde che non sai come fanno a non scivolare l’una sull’altra fino al mare e alberi con radici sul bagnasciuga e rami e foglie che accarezzano l’acqua che sembrano aspettare te, appositamente per ripararti dal sole feroce.
E poi metri sotto l’acqua, lungo gli scogli e la barriera la natura mi incanta di nuovo, nel silenzio irreale del mondo subacqueo un’infinità di colori in forma di pesce sfila davanti ai miei occhi, branchi argentati e tondi blu elettrico e verde viola arancio strisce gialle e pinne nere, musi tondi e musi trombetta, righe arancioni e puntini blu, sagome grigie e ombre bianche. E dopo quasi un’ora di questa tavolozza di infinite sfumature, mi appare lei, tanto desiderata quanto rara e imprevista, una grande tartaruga marina sotto di me, che non voglio lasciare andare via, e comincio a nuotare a un paio di metri sopra di lei, imitandone i gesti, come sua ombra umana a pelo d’acqua, e a fine corsa, quando si allontana nel profondo e la perdo, spero che mi abbia apprezzato anche solo un po’ come sua allieva curiosa e grata.

 

 

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