Strasburgo

Il tour si apre all’insegna dell’acqua e dei ponti: dopo la breve sosta a Lucerna attraversando il ponte pedonale coperto più antico d’Europa, il Kapellbrücke del 1300 – attraverso il fiume Reuss, che sfocia nel lago dei Quattro Cantoni, abitato densamente da cigni e pedalò.
Strasburgo mi accoglie col Pont du Corbeau (ponte corvo) luogo di esecuzioni pubbliche e di tortura. I condannati a morte – in maggioranza donne- venivano rinchiusi in una gabbia e esposti sul ponte ai passanti per alcuni giorni prima di essere gettati a morte nelle acque scure sottostanti.
Acqua acqua acqua ovunque – il fiume Ill circonda e taglia la città nella Grande Île e Petit France- e poi fiori e tanto legno. Un ricordo commosso all’attentato natalizio a Place Kleber e poi appare la facciata in arenaria rossa della Cathedrale de Notre Dame, non finita, ha solo una torre alta 142 metri, con maestose vetrate e un cane scolpito nel pulpito- che va accarezzato tre volte- in ricordo del fedele compagno del predicatore Jean Geiler. Nel corso del 1800 un ragazzo di nome Schwilgué studió da autodidatta tutta la vita per acquisire le conoscenze per far ripartire l’orologio astronomico cinquecentesco.
Le bato mi fa scivolare sull’acqua tra le chiuse fino al cuore dei palazzi europei: la facciata del palazzo del parlamento non è finita, così come non è finita l’Europa.
Il Pont St Martin mi porta infine a una cena che solo l’acquavite mi aiuterà a digerire, mentre ammiro le luci sul lato della Cattedrale.

 

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